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Perché (ri)leggere Orwell

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Perché (ri)leggere Orwell

Non è un caso che quest’articolo sia qui.

La (ri)lettura di uno dei più grandi autori della letteratura inglese (e mondiale) può calzare a pennello con il periodo di tensioni di questi tempi recenti.

Il genio

Ma prima di procedere oltre, è doveroso un breve riepilogo a proposito della figura dello scrittore.

George Orwell (1903, India – 1950, Regno Unito), pseudonimo di Eric Arthur Blair, fu uno dei più grandi scrittori della letteratura inglese.

Vissuta un’infanzia per nulla facile, spesso isolato dai suoi compagni, viaggia in tutta Europa e, dopo un viaggio nella terra natìa, l’India, si trasferisce definitivamente nel Regno Unito producendo un grande numero di opere. Queste, inizialmente, trattarono della sua infanzia difficile, per poi spostarsi sempre di più su aspetti sociali.

George Orwell (1903, India - 1950, Regno Unito)
Perché (ri)leggere Orwell George Orwell (1903, India – 1950, Regno Unito)

Sempre a Londra, Orwell decise di condurre un esperimento sociale che gli permettesse di scrivere in modo realistico dei problemi e delle difficoltà affrontate dalle classi più povere. Cominciò a indossare abiti usati e trascorreva lunghi periodi vivendo nelle zone più malfamate di Londra in compagnia di persone senza dimora.

Grazie a queste peculiari esperienze, sviluppò un interesse per il socialismo e per le condizioni di vita delle classi operaie.

Nel dicembre del 1936 Orwell si recò in Spagna per partecipare alla guerra civile spagnola. A Barcellona si unì al Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) contro il dittatore Francisco Franco. Mentre combatteva sul fronte aragonese, però, fu ferito e fu costretto a tornare in Inghilterra. Cercò di arruolarsi allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ma fu respinto per motivi di salute.

La sua malattia, la tubercolosi, lo spense in un ospedale londinese.

Fino alla morte, per tutto il corso della sua vita, fu sempre avverso a ogni forma di totalitarismo, sia esso economico, che politico, che sociale.

A prova di ciò ne è tutta la sua letteratura, ma particolarmente i suoi due romanzi più noti che l’hanno elevato nell’olimpo della letteratura mondiale, che fondono ardito impegno politico e grande passione letteraria: Animal Farm (La fattoria degli animali, 1945) e 1984 (1949).

La fattoria degli Animali

Partiamo dal presupposto che La fattoria degli animali non è propriamente un romanzo, bensì una novella allegorica.

Secondo Orwell, il libro riflette sugli eventi che portarono alla Rivoluzione russa e successivamente all’era staliniana dell’Unione Sovietica. L’autore, acceso socialista democratico, fu critico nei confronti di Stalin e ostile allo stalinismo, atteggiamento che fu criticamente modellato sulla base delle sue esperienze durante la Guerra Civile spagnola.

Orwell comprese, contrariamente a quanto molti intellettuali dell’epoca professavano, che l’Unione Sovietica era divenuta una dittatura brutale, edificata sul culto della personalità e retta da un regno del terrore.

 Animal Farm (La fattoria degli animali, 1945)
Perché (ri)leggere Orwell Animal Farm (La fattoria degli animali, 1945)

Perché (ri)leggere Orwell

L’autore, nel suo saggio Perché scrivo (1946), scrisse che La fattoria degli animali fu il primo libro in cui lui tentò, con piena consapevolezza di quanto stava facendo, «di fondere scopo politico e scopo artistico in un tutt’uno».

Inoltre, il titolo originale accettato da Orwell sarebbe stato quello della versione francese del libro: Union des républiques socialistes animales, abbreviato in URSA, parola latina per «orso», un simbolo della Russia.

Insomma, è ben chiara la forte critica sociale nei confronti del regime russo.

Personalmente, questo libro mi ha colpito molto, tanto da leggerlo in un solo pomeriggio. La scrittura, fluidissima, è davvero intrigante al punto da gettare il lettore in un “mondo altro”, in cui gli animali sono dotati di parole, di sentimenti, di azioni umane.

I protagonisti del romanzo sono unicamente gli animali che, in un percorso in-evolutivo di raggiri, notizie false, sotterfugi, leggi insabbiate, saranno trasformati sempre più in esseri umani.

È evidentissima la critica politica: il potere politico che cela la verità agli occhi del popolo, che raggira l’oggettività per (ri)modellare il pensiero dell’uomo inconscio.

«Il potere logora chi non ce l’ha».

Giulio Andreotti (1919 – 2013)

1984

 1984 (1949)
Perché (ri)leggere Orwell 1984 (1949)

Perché (ri)leggere Orwell

Questo romanzo rappresenta il capolavoro assoluto di Orwell. Rappresenta l’apice, e l’affermazione, del suo pensiero e atteggiamento critico nei confronti di ogni regime totalitario.

I concetti già anticipati ne La fattoria degli animali, vengono qui estremizzati in un mondo distopico diviso in tre grandi nazioni costantemente in guerra fra loro.

Il messaggio cardine di 1984 viene espresso per tutto l’arco del romanzo dal rapporto fra il protagonista, Winston Smith, e il regime dittatoriale in cui vive.

Il mondo che conosciamo ormai non c’è più: ciò che resta sono solo tre grandi nazioni costantemente in guerra, e il Grande Fratello che osserva tutto e tutti mediante i suoi raccapriccianti «tele-schermi».

Il regime, definito «Il Partito», impone una lunghissima serie di leggi che limitano l’agire umano al minimo. Nulla è concesso. Solo l’adorazione del «Partito» è permessa.

Niente più cultura, amore, libertà.

Ma questa è comunque una libertà. Il «Partito» mantiene il suo potere grazie al suo perenne stato di guerra. La guerra crea vittime e danni, la popolazione è costretta a rimpiazzare queste vittime, a riparare i danni, a produrre materie prime per il conflitto. Ed è così che il «Partito» mantiene il suo controllo: senza uno stato di guerra perenne, sarebbe destinato a sparire poiché il popolo capirebbe che non hanno più bisogno di loro.

Ottenere la libertà attraverso la negazione di sé stessi, attraverso il ri-modellamento volontario (e non) della propria mente e della propria coscienza.

Il potere politico può fare questo, secondo Orwell. Ri-modellare la mente degli individui a partire dalla ri-modellazione dell’informazione, poi delle coscienze.

Conclusioni

Orwell ha descritto, nelle sue opere, dei mondi distopici che sono diventati modello di questo genere letterario.

Ma le distopie, come le leggende, hanno sempre un fondo di verità. L’oscurantismo operato dalla politica e dai media è un fenomeno tutt’oggi presente, segreto, sottaciuto.

Un qualcosa che modella il nostro punto di vista, che lo spinge verso una direzione ri-modellata per l’occasione, che va contro la nostra volontà.

Cosa succederà in futuro?

 1984 (1949)
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