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Zombie contro Zombie AKA Zomboris.

Questo articolo conterà degli SPOILER.

Grossi grossi SPOILER.

Stavolta vi devo avvisare prima ancora di dirvi il paese di provenienza. Quindi fidatevi. Se siete anche solo lontanamente interessati a vedere questo film, chiudete l’articolo ora e filate a cercarlo, altrimenti perdete parte dell’esperienza.

Detto questo… Pronti! Motore! Azione!

I giapponesi l’hanno già fatto.

Zombie contro zombie – One Cut of the Dead, titolo originale Kamera o tomeru na! (letteralmente, “Non fermate la cinepresa!”) è un film giapponese del 2017 di Shin’ichirō Ueda, basato sull’opera teatrale Ghost in the Box. Film con quasi più premi al merito che interpreti, ha due sequel One Cut of the Dead Spin-Off: In Hollywood del 2019 e One Cut of the Dead Mission: Remote realizzato nel 2020 da remoto. Nel 2022 ha avuto un remake francese intitolato Coupez!.

A costo di suonare snob, questo film è da godere in lingua originale con i sottotitoli.

Non che in realtà abbiate scelta: è solo così.

Quando non ci sarà più posto all’Inferno, i morti cammineranno in Giappone.

Il film si apre subito con una giovane protagonista intenta a combattere con lo zombie del suo fidanzato. Ma è solo scena, anzi messa in scena, subito interrotta dal regista , per nulla soddisfatto dalla performance dell’attrice. Scopriamo ben presto che questa produzione alla canna del gas è l’ultima occasione per il regista, anche economica. Pur di avere il film che desidera, non esita a portare il cast in un luogo dove, secondo una leggenda metropolitana sul web, i morti possono tornare in vita come zombie.

E si sa: in Giappone le leggende metropolitane sono sempre vere.

Gli attori si ritrovano a combattere contro zombie tom-saviniani, un regista pazzo e una truccatrice (Harumi Shuhama) che si trasforma piano piano in un Terminator.

La protagonista (Yuzuki Akiyama) si ritrova a rivivere dal vero la scena che le riusciva all’inizio, ma con un finale diverso da quello che il regista immaginava per lei.

Tutto è concluso, ma siamo solo a trentacinque minuti in un film da un’ora e mezza!

Siamo così confusi da tutto ciò che non ci rendiamo conto di qualcosa che avremmo dovuto invece notare: finora tutto il girato è stato in piano sequenza.

Si scopre che il film non è nient’altro che un film… cioè un film nel film.

Flash-back a un mese prima.

Ritroviamo il regista, Higurashi (Takayuki Hamatsu), con un carattere completamente diverso da quello visto prima, alle prese con il suo lavoro. Gli viene proposto un lavoro assurdo dalla rete televisiva: un film sugli zombie, in diretta, tutto in piano sequenza. Titolo One Cut of the Dead.

Quanto abbiamo visto nella prima parte era il film su gente che fa un film nel film.

Confusi?

Lo sarete ancora di più

Kokoro no Me

Il film horror che ci aspettavamo dalla locandina si rivela essere una commedia metacinematografica. Higurashi si ritrova alle prese con un lavoro titanico. Circondato da un idol arrogante (Kazuaki Nagaya), un attore alcolizzato (Manabu Hosoi) e un altro (Shuntaro Yamazaki) colpito dalla dissenteria nel pieno delle riprese, ma quel che è peggio, gli interpreti del regista e della truccatrice irreperibili, costringendo lui e sua moglie a sostituirsi a loro. Gli spettatori rivivono il cortometraggio horror, realizzando i trucchi che lo hanno reso possibile e le ragioni di certe stranezze che l’occhio più critico può aver scorto, e le cui ragioni si ritrovano nel frenetico e rocambolesco sforzo della troupe di portare il risultato a casa.

Il tutto non è solo fine a sé stesso. In questa parte del film, ci accorgiamo che tutti i volti, che in One Cut of the Dead interpretavano ruoli piuttosto bidimensionali, diventano tridimensionali. La storia non è solo quella di una troupe alle prese con un piano sequenza impossibile. È la storia del rapporto di un padre con sua figlia. Di orgoglio nel proprio lavoro. Di determinazione e capacità di affrontare gli imprevisti. Fortuna e intuizione.

Direi che si possa perdonare il fatto che ci abbiamo ingannati da principio, no?

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