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Libero Stato #3 – The ward (2010)

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Denigrato, sbeffeggiato, e alla fine dimenticato. E’ questo, più o meno, il percorso seguito da The ward nella percezione collettiva dalla sua uscita in sala. Per fortuna, non tutti la pensano così: RaiPlay, ad esempio, lo ha inserito nella propria collezione di film horror.

L’ultimo film di John Carpenter – speriamo non sia davvero l’ultimo – ha ancora tanto da dire, specialmente in un periodo in cui si dà così tanta importanza ad accessori dell’arte – come la trama – anziché all’immagine, alla sua stratificazione.

Libero Stato #3 - The ward (2010)

The ward ci proietta nel 1966, in una cittadina dell’Oregon in cui la giovane Kristen (Amber Heard) viene arrestata e successivamente internata per aver dato fuoco ad una fattoria. Nel reparto di psichiatria del North Bend Hospital, la 19enne farà conoscenza di altre quattro pazienti. Ce ne sarebbe anche una quinta, ma è morta subito prima dell’arrivo della protagonista, che entrerà presto in contatto con una “presenza” sovrannaturale connessa alle violenze e ai soprusi che vanno in scena nel nosocomio.

Dire di più sul soggetto di The ward significa, inevitabilmente, farvi anticipazioni importanti. E noi invece vorremmo che vedeste il film. Perché questo thriller-horror ha ben altro da raccontare che una storiella senza arte nè parte. E non è nemmeno una scusa per farvi fare qualche salto sulla poltrona.

Carpenter sceglie di mettere in scena le complesse trame della psiche. E lo fa attraverso la regia, attraverso la manipolazione dell’immagine, dei presupposti logici che governano le dinamiche di una storia. L’inganno funziona, non tanto per il twist finale, ma per la funzione che ha nei confronti del pubblico. La funzione di descrivere una patologia, quella mentale, che è in costante mutamento per difendersi dal nemico più potente: la verità.

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