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Come sono passati i primi 20 anni di Fantasmi da Marte? Il debutto di John Carpenter nel nuovo millennio ci traghetta nei 2000 con leggerezza, ma anche con tutto il peso del secolo appena passato.

Fantasmi da Marte, il diciassettesimo lungometraggio del regista statunitense, usciva il 24 agosto 2001 nel Nord America e il 7 settembre nei cinema italiani. Fu un grande insuccesso (incassò appena 14 milioni, la metà esatta del budget di produzione) e pertanto decretò anche la fine commerciale di Carpenter, che sarebbe tornato al cinema solo nove anni più tardi. Allo scarso risultato di cassa, però non corrisponde un eguale disfatta artistica. Anzi.

La trama di Fantasmi da Marte è delle più semplici. Il pianeta rosso è stato colonizzato dagli umani, che hanno iniziato un processo di Terra-formazione e instaurato una società matriarcale. Una squadra di polizia, capitanata dal tenente Melanie Ballard (Natalia Henstridge) è incaricata di prelevare “Desolazione” Williams (Ice Cube), pericoloso pluriomicida, da un avamposto minerario nel quale è stato catturato. In queste sperdute latitudini, però, il commando farà una sconvolgente scoperta. Quella di un nuovo nemico, da combattere fianco a fianco con i criminali.

In ogni momento, Fantasmi da Marte ci ricorda che stiamo vedendo un film di Carpenter. Il mcguffin, che mette al centro il recupero del condannato, è identico a Distretto 13, mentre l’uso delle “maschere” da parte dei fantasmi rammenta Halloween. E ancora. La modalità di spostamento degli ectoplasmi cita The fog e La cosa. Lo stile di regia, che vede i “buoni” assediati da un formicaio di villain, è ripreso da 1997: Fuga da New York. L’assenza di un unico piano della realtà riporta tutto ai lavori più cupi del master of horror (Il signore del male, Essi vivono, Il seme della follia). Alla cupezza, però, viene abbinato un ammiccante divertissement che abbiamo già visto in Grosso guaio a Chinatown e Vampires.

Insomma, Fantasmi da Marte è quello che si chiama una summa dell’opera carpenteriana. Un’opera a sè, ma che riassume tutti gli elementi artistici del nostro autore. Incredibilmente, però, la grande presenza di ipertesti non appesantisce la visione. Il film è spensierato ma non frivolo, come se a dirigerlo fosse stato Howard Hawks. Esso, infine, mette in scena un western spaziale ben prima che The mandalorian facesse uscire tutti di testa.

I riferimenti non traggano in inganno: il Carpenter di inizio millennio aveva una vita propria, era pronto a spiccare il volo con nuovi racconti del suo paese natale, dell’Occidente. Per il cineasta, allora 53enne, l’ingresso nella nuova era non poteva avvenire senza una grande – e al contempo piccola – opera di recupero della memoria.

Fantasmi da Marte infatti mette in scena la storia americana. L’uomo che colonizza nuovi mondi non è tanto differente da quello che in passato ha sottratto la terra al popolo nativo. In questo senso, l’impostazione del racconto è fulminante.

Carpenter usa un’impalcatura alla Rashomon, decostruendo la realtà in una serie di flashback, passando da un punto di vista all’altro. Il materiale che abbiamo alla fine della storia potrebbe essere ben lontano dall’effettiva verità dei fatti. La storia dell’attacco assume la forma di un incubo violento, dove le più differenti pulsioni trovano posto in uno scenario fiammeggiante, apocalittico.

I personaggi, si dirà, sembrano piatti. Uno sguardo più attento, però, rivela che il regista ha messo in scena una sorta di intelligenza collettiva, un’interiorità “corale” e comune, in cui non c’è più spazio per la calma, la tranquillità, la bontà “naturale”. La repressione di tutto ciò è tale che solo potenti stupefacenti possono farlo tornare a galla, così da rispondere alla domanda del tenente Ballard: “Per cosa viviamo?”

In questo senso, i veri fantasmi sono quelli che emergono dal deserto della nostra vita. Una vita che mira esclusivamente a saccheggiare, distruggere, nullificare. La verità stessa è un fantasma, una memoria errabonda che ci perseguita e che, secondo Carpenter, non possiamo più fingere di non vedere.

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One thought on “I magnifici 20 anni dei Fantasmi da Marte”

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