Donne pericolose: Fenice Nera
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Donne pericolose: Fenice Nera

Donne pericolose: Fenice Nera

Seduzione, inganno, doppiogioco.

Da sempre, queste sono le armi preferite delle cattive nei fumetti. Mentre i loro colleghi maschi hanno dalla loro poteri spaventosi, ambizione ed intelligenza, le cattive ragazze non brillano per pura potenza, e si devono arrangiare.

Dopotutto il vero incubo maschile è una donna potente e malvagia, indipendentemente dall’epoca. Troppo dura?

Beh, basta guardare, per esempio, in casa DC e Marvel, dove di certo non troviamo cattive dotate di poteri al livello di Magneto o, Dio non voglia, Thanos.

Ci sono delle eccezioni che hanno fatto la storia. Esagerata? Nient’affatto. Se lo fossi, allora perché la Marvel al cinema continua  a riproporre con tanta frequenza la saga di Fenice Nera?  

La caduta di un’eroina

Ebbene, in quasi ogni trasposizione degli X-men, cinematografica o animata che sia, prima o poi arriva quel momento.

È quasi irrinunciabile, nonostante negli anni ci siano state ben altre saghe e altri cattivi altrettanto impattanti. Ma la saga di Fenice Nera dimostra che anche gli eroi possono rivolgersi al male, e quando lo fanno, sono più letali che mai.

Jean Grey era il simbolo degli X-men: non solo la moglie di Scott Summer, alias Ciclope, ma pupilla del Professor X, migliore amica di Tempesta, grande amore di Wolwerine.

Jean era amata da tutti, o quasi, tanto da risultare forse una sgradita Mary Su. Poi, la svolta: dopo quasi essere morta durante una missione, una misteriosa entità cosmica che si fa chiamare Fenice si unisce a lei e le salva la vita.

Sembrerebbe l’inizio del classico trope Power up e asccensione a livelli divini. Invece, il nuovo potere di Jean porta solo guai, facendola diventare bersaglio del Club Infernale, il cui leader la manipola per farla diventare una di loro.

La manipolazione mentale non dura, ma quando gli X-men arrivano per salvare Jean, ormai è troppo tardi: Fenice ha preso il sopravvento, ha conosciuto il lato peggiore dell’umanità ed è stata corrotta.

Così nasce Fenice Nera, temibile perché prima era una persona amata dai protagonisti, un’eroina come loro, e che non sanno come fermare.

Anzi, non posso fermare: al di là del fattore emotivo, sicuramente importante, nessuno degli X-men, nemmeno il Professor X, aveva il potere necessario per contrastarla.

Fenice Nera è pura potenza, rabbia e odio, e nessuna morale a fermarla. Distrugge un’intera civiltà aliena per capriccio, quasi uccide i suoi ex alleati e nemmeno l’amore di suo marito basta per farle ricordare chi era.

Sembra che l’Unvierso sia condannato. Però poi Jean riprende il controllo – forse gli sceneggiatori si erano resi conto di aver creato una cattiva troppo potente e non sapevano come uscirsene – e di fronte a tutto ciò che ha fatto, decide di morire.

Una tragedia che avrà ripercussioni per anni sugli X-men, in tutte le continuità.

Fine? Macchè. Fenice Nera tornerà, anche se non sempre sarà all’altezza della prima, superba saga in cui è stata protagonista, più un espediente narrativo che vera antagonista.

Peccato, non è vero?

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