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Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Negli ultimi giorni avremo tutti sentito parlare di un titolo che ha inaspettatamente fatto il botto. Cult of the Lamb, infatti, ha riscosso un grandissimo successo al lancio, spopolando tra i videogiocatori e catturando l’attenzione di molti.

Ebbene, dal tono eretico e profanatorio, Cult of the Lamb si è rivelato essere un vero e proprio fenomeno, un gioiellino dalle grandi potenzialità, ma non privo di difetti.

Benvenuti alla nostra recensione di Cult of the Lamb!

Spregiudicato e dissacratorio

La trama di Cult of the Lamb è molto semplice e lineare: vestiamo i panni di un agnello, l’ultimo della nostra specie, che viene salvato dal patibolo per mano di un oscura creatura in catene, ”Colui che attende”. Veniamo a sapere che vi sono quattro ”vescovi” che bramavano la nostra estinzione, eppure riusciamo a salvarci.

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Il nostro obiettivo sarà quindi quello di creare e formare un culto in onore della creatura che ci ha salvato – il Culto dell’Agnello, appunto -, riportare in auge la nostra specie e sconfiggere i vescovi per liberare “The One Who Waits”.

Il fatto che il nostro compito sia quello di fondare un culto ci fa già intuire il tono su cui verte l’intero gioco.

Il nostro “culto”, infatti, sembrerà avvicinarsi molto ad essere una sorta di setta, con noi che rivestiamo il ruolo di leader e prendiamo decisioni in ogni ambito.

Saremo noi e solo noi ad avere potere sul nostro gregge: dovremo salvare e reclutare nuovi membri, pronti ad essere ”indottrinati” e a svolgere qualsiasi compito noi gli chiediamo; ci occorreranno risorse e materiali che potremo ottenere dalle nostre ”crociate”, ossia le spedizioni nei vari dungeon di difficoltà crescente. Sarà nostro compito rendere la nostra base abitabile per tutti i membri del culto, oltre che efficiente e produttiva!

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Dovremo preservare l’ordine tra le file dei seguaci, tenere alta la loro fede in noi, ma senza farci mancare di rispetto e perdere la nostra posizione di leader infallibile. Saremo artefici della nostra dottrina, istituiremo usanze e riti sacrificali, imporremo le nostre regole e sceglieremo la strada migliore per il nostro culto.

Certo, sempre se ci riusciamo!

Un abbinamento affascinante

Ed è proprio qui che emerge la genialità e il fascino di Cult of the Lamb: il mischiare la componente gestionale a quella roguelite. Anche se il termine ”mischiare” suona un po’ male, perché ciò che ne viene fuori è una combinazione a dir poco riuscita e accattivante.

Cult of the Lamb in questo è riuscito come pochi altri giochi hanno fatto: creare un mix di gameplay incredibilmente coerente ed omogeneo in ogni sua sfaccettatura. E fidatevi, non è un’esagerazione.

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Come abbiamo detto, sarà nostro compito costruire un intero culto da zero. Dovremo reclutare costantemente nuovi agnellini da indottrinare, per accrescere sempre di più il numero di seguaci. “Costantemente” perché i membri, col passare dei giorni nel gioco, tendono a raggiungere la veneranda età, e a non essere più completamente produttivi, fino a morire di vecchiaia. Questo accade se non hanno disertato o sono morti di malattia prima del tempo.

Cominciate a capire di che genere si tratti, no? Il tempo vola, e voi dovrete essere abilissimi nel gestire le giornate tra tempo passato in zona ”farming” e tempo impiegato nelle vostre crociate, oltre che a prendervi cura di ogni singolo membro del culto.

Prendersi cura del culto

I nuovi membri saranno sempre accolti da noi in prima persona, con la possibilità di rinominarli e personalizzare il loro aspetto, oltre che assegnar loro dei compiti.

Dovrete costruire giacigli per i vostri seguaci e badare alla loro fame e fede. Se li lasciate troppo tempo senza mangiare, inizieranno a perire. Se invece li deludete con spedizioni fallite o promesse non mantenute, la loro fede in voi tenderà a crollare, fino ad esserci dei dissenzienti che dovrete punire o rieducare a vostro modo. Ma ovviamente ci sono modi per ovviare a tutto ciò.

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Potrete preparare prelibatezze e piatti succulenti come anche cibi scadenti e portatori di malattie per sfamare il popolo; mentre potrete proclamare il vostro ”sermone” quotidiano per risollevare gli animi, assieme a rituali e usanze che voi introdurrete nella vostra dottrina.

Potrete già intuire che tutto questo, però, comporta dei costi. Vi serviranno le risorse per il cibo così come per i rituali.

E non solo: tra le migliaia (davvero, sono tantissime) di strutture che vi serviranno per accrescere il vostro culto, materiali come pietre, legno e oro non saranno mai abbastanza.

Ed ecco che il gioco vi spinge ad imbarcarvi nelle vostre crociate, non lasciandovi mai stazionare per troppo tempo nella vostra base. Ad un certo punto dovrete necessariamente uscire per trovare nuove risorse. Questo è ciò che bilancia il ritmo del gameplay di Cult of the Lamb.

Il lato roguelite

La componente roguelite la si incontra praticamente solo nelle crociate.

Avremo diversi dungeon da affrontare, ciascuno dei quali deve essere completato un certo numero di volte prima di poter battere il suo boss (i vescovi).

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Avremo dei cuori che rappresentano la nostra vita, regolata dal principio ”un colpo subito, mezzo cuore perso”. Nel corso delle spedizioni troveremo armi sempre più forti di vario genere, agnelli da salvare, materiali, risorse e decorazioni collezionabili.

Come un vero e proprio roguelite, durante il percorso delle nostre run troveremo i nostri beniamini che ci aiuteranno con diversi potenziamenti: il classico armaiolo, il mercante e l’indovino. L’armaiolo ci permetterà di cambiare la nostra arma ad un caro prezzo, mentre il mercante avrà un’offerta più vasta. L’indovino, invece, ci porrà davanti alla scelta tra diversi tarocchi, ossia delle carte ognuna con un beneficio diversa dall’altra, che noi sceglieremo in base alle nostre esigenze per la run. Anche queste sbloccabili con l’avanzare del gioco.

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Alla fine di ogni livello affronteremo un miniboss che, una volta sconfitto, diventerà un nuovo membro del culto.

Un intero mondo

Ma non finisce qui. Nel corso della storia incontreremo personaggi e scopriremo luoghi, ciascuno con le sue quest e ricompense, comprendenti non solo di progressi ma talvolta anche di minigiochi a parte.

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

In più, il progresso di ciascuna delle parti del gioco è ugualmente importante e utile. Dalle varie quest nonché anche dai nostri seguaci otterremo punti devozione, che potranno essere spesi in upgrade per la dottrina del culto – in modo da aumentare il potere della nostra “Crown” – così da sbloccare nuove strutture, rituali e così via.

Insomma, la mole di cose da fare e da tenere a mente, in Cult of the Lamb, è esorbitante e sempre in crescendo. Ma mai troppo aldilà dalle possibilità del giocatore.

Cult of the Lamb, infatti, è tuttavia un gioco che si apre a tantissimi videogiocatori, nonostante il suo carattere hardcore e dal ritmo inaspettatamente elevato. Ci si ritrova incalzati dalle cose da fare una dopo l’altra, perdendo ogni cognizione di tempo e realtà.

Qualche difetto…

Come abbiamo già menzionato all’inizio della recensione, Cult of the Lamb non è esente da difetti, soprattutto dal punto di vista tecnico. Per i punti su cui ci soffermeremo farò riferimento alla mia esperienza videoludica in particolare.

Partiamo col dire che la struttura del gioco non è proprio una roccia. Il titolo, purtroppo, è pieno di bug sia grafici che di gameplay vero e proprio.

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Si fa notare, però, che al momento in cui scrivo il gioco è alla sua versione madre, la 1.0.0, priva di patch e migliorie. La versione che ho giocato è quella di lancio, così come altri migliaia di giocatori.

Nella mia ventina di ore di gioco a pochi giorni dall’uscita posso dire di essermi imbattuto in bug che mi hanno fatto storcere il naso e non poco.

Facendo meno spoiler possibili, nelle prime ore di gioco una quest ci richiederà di abbellire la nostra base con delle decorazioni; decorazioni che vengono inizialmente presentate al giocatore solo come collezionabili ottenibili nel corso delle run. Deciso a compiere la quest, mi accingo ad affrontare una nuova crociata, ma il gioco mi impedisce di avventurarmi, col pretesto proprio di dover prima completare la quest. E al che, la domanda sorge spontanea: come fare ad andare avanti se il gioco non da la possibilità di ottenere gli oggetti richiesti per la quest?

Cult of the Lamb – Un roguelite gestionale atipico

Dopo diversi attimi di sgomento, scopro con banale stupore che, nello skill tree del culto, tra mille altre feature, vi erano le “Decorazioni Base”. Il gioco mi ha quindi in un certo senso ”costretto” a farmare punti devozione (cosa non proprio rapida all’inizio) per poter sbloccare l’upgrade interessato. Upgrade che il giocatore ha dovuto scoprire da solo spulciando tra i potenziamenti, senza alcun tipo di indizio o suggerimento.

…di troppo.

L’ho trovato personalmente molto macchinoso e poco intuitivo, che rallenta l’esperienza di gioco e fa perdere molto di godibilità.

Possiamo passare sopra al gravoso calo di frame (in certi casi un vero e proprio freeze di qualche secondo del gioco) quando si è presenti al villaggio nel momento in cui si passa dalla notte al giorno, con l’inizio di una nuova giornata con tanto di scritta a schermo.

Ma il bug incontrato finora che più ha rovinato la mia esperienza di gioco è il seguente. Durante una crociata, mi accingo a superare il varco che può portarmi alla prossima sezione del dungeon entrandovi con una rotolata, il classico dash con il tasto cerchio. Complice il mio aver premuto ripetutamente il tasto nel momento in cui vi sono entrato, la schermata di avanzamento del livello non è comparsa, avendo preso l’input di ”Tornare indietro” nel millisecondo in cui è comparsa.

Risultato: il gioco si è bloccato su un panel nero che occupava tutto lo schermo, rendendo la crociata improseguibile e ingiocabile. Potevo continuare a muovermi, ma non vedevo nulla. Ho dovuto farmi uccidere dai nemici e fallire così la spedizione, perdendo parte delle risorse ed evidenti conseguenze sul culto.

Dettagli da limare

Tornato al villaggio il bug sembrava sparito, così ho affrontato una nuova crociata. Ma il bug questa volta si è presentato anche al mio ”regolare” trapasso della soglia, dovendo così buttare un’altra spedizione. Non c’era possibilità di uscire e rientrare, in quanto il gioco non dispone di un sistema di autosave (cosa gravissima al giorno d’oggi per un gioco gestionale) e tutti i miei progressi fatti dacché io ebbi aperto il gioco sarebbero andati perduti.

Questo, inoltre, costringe il giocatore a dover salvare manualmente i progressi ogni tot di tempo, per paura soprattutto di inconvenienti a dir poco spiacevoli come questo.

Un piccolo gioiello da perfezionare

Cult of the Lamb quindi resta ancora da perfezionare sotto diversi punti di vista, ma è altrettanto bello e affascinante sotto molti altri (come la grafica e i disegni!).

E’ sicuramente un gioco atipico e un esperimento ben riuscito, con ottime potenzialità per diventare un grande titolo che sarà ricordato negli anni. Offre moltissime ore di gioco e sembra avere una longevità davvero notevole, senza stancare facilmente il giocatore.

Con diverso lavoro di manutenzione, patch e, chissà, magari anche contenuti aggiuntivi in futuro (se ne parla già), Cult of the Lamb crescerà e si affermerà come un grande titolo!

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