Blade Runner, Ridley Scott (1982)
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Blade Runner – I replicanti

Un film storico, che ha segnato un’epoca. Il lungometraggio che ha definito un nuovo modo di “fare fantascienza”, tratto dal romanzo fantascientifico di Philip K. Dick con il titolo originale Il cacciatore di androidi (1968).

Nell’ ’82 Ridley Scott definisce uno dei suoi capolavori. L’ ’82 è l’anno di Blade Runner.

Breve plot

Nella Los Angeles del 2019, un ex poliziotto torna in servizio per ritirare dalla circolazione due uomini e due donne ‹‹replicanti›› (androidi prodotti di un’ingegneria genetica) così perfetti da risultare indistinguibili dai normali esseri umani.

Blade Runner, Ridley Scott (1982)
Blade Runner, Ridley Scott (1982)

I replicanti

Per tutto l’arco narrativo del film, è costante la “confusione” tra esseri umani e ‹‹replicanti››, esseri ormai divenuti iconici e che influenzano direttamente tutto il mondo di Blade Runner (1982).

La somiglianza agli esseri umani è molto tangibile se non che i ‹‹replicanti›› hanno forza e intelligenza – secondo il dire – maggiori, ma hanno un periodo di vita di soli 4 anni.

Blade Runner, Ridley Scott (1982)

I ‹‹replicanti›› non sono in grado di provare emozioni dato il loro breve ciclo vitale che non gli permette un contatto/afflusso di esperienze necessario.

Dunque è stato creato per loro una sorta di ‹‹cuscino››, un supporto stratificato di ricordi passati che non hanno mai vissuto per dettare le fondamenta dei loro pensieri, sentimenti e caratteri individuali.

‹‹Niente è peggiore di avere una vita che non è una vita››.

Blade Runner, Ridley Scott (1982)

Amore possibile?

Il protagonista Rick Deckard (Harrison Ford) s’innamora di una ‹‹replicanti››, Rachel, ossia di un androide dotato di A. I. (Artificial Intelligence, Intelligenza Artificiale).

Fin da subito Scott pone l’accento sulla veridicità dei sentimenti degli androidi. Sarebbe possibile? Come può un androide, un sintetico, percepire e provare sentimenti così “umani”?

Inoltre, è eticamente corretto che un umano si innamori di una macchina? È chiaramente un sintomo di grande evoluzione psicologica: gli androidi riescono, grazie alla loro grande intelligenza in grado di adattarsi come quella umana, a provare sentimenti e a ragionare come esseri umani.

Blade Runner, Ridley Scott (1982)

È il primo passo verso il raggiungimento dell’indipendenza della macchina rispetto al suo creatore umano. Forse Terminator (1984) ne sa qualcosa.

Lo stesso concetto di percezioni umani vale per l’androide Roy il quale, a fine film, nel salutare la sua amata Pris, prova dei sentimenti vividi nei suoi confronti. Può una macchina, un sintetico, ragionare in questo modo?

‹‹Non siamo computer, Sebastian. Siamo organismi››.

Blade Runner, Ridley Scott (1982)

Autonomia di pensiero

Una battuta di dialogo presenta grande interesse d’analisi. La ‹‹replicanti›› Pris dimostra di avere conoscenze filosofiche umane, forse instillatele tramite dei ricordi non suoi:

‹‹Io penso, Sebastian… Pertanto sono››.

Blade Runner, Ridley Scott (1982)

È un chiarissimo rimando al concetto cartesiano di ‹‹Cogito ergo sum››.

I ‹‹replicanti››, dunque, sono anche consapevoli del concetto di morte come processo di annullamento. Per questo motivo, sono desiderosi di aumentare i loro anni di vita in modo tale da poter soddisfare i propri desideri e crear(si) nuove esperienze.

Sono concetti estremamente “umanizzanti” e “umanizzati”.

Infine, il desiderio di fuga dalle catene dei loro creatori è espresso dall’affascinante ‹‹replicante›› Roy, verso il finale:

‹‹Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo››.

Blade Runner, Ridley Scott (1982)

È dunque chiara la loro consapevolezza di schiavitù. E con quest’affermazione si è praticamente certi del loro astio nei confronti del genere umano, spesso considerato “inferiore”. Una chiara dichiarazione di ribellione.

Speculazioni

Non mancano certo dei colpi di scena.

Come affermato dallo stesso Ridley Scott, il protagonista Rick Deckard sarebbe un ‹‹replicante››. Nella versione estesa della pellicola – quella mai uscita al cinema, purtroppo – c’è una breve scena in cui Deckard fantastica ad occhi aperti su un unicorno.

Più tardi, verso la fine del film, il detective Gaff realizza un origami proprio a forma di unicorno per Deckard.

Se il regista è convinto che Deckard sia un ‹‹replicante››, Harrison Ford preferisce pensare che il personaggio sia umano.

‹‹Credevo che fosse importante per il pubblico avere un rappresentante della sua specie in scena››.

Harrison Ford commenta a proposito del destino di Rick Deckard – Blade Runner, Ridley Scott (1982)
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